29 Luglio 2026 – TEATRO C. BENE – Campi Salentina (LE)
31 Luglio 2026 – OFFICINE ERGOT – Lecce
12 Agosto 2026 – CASTELLO DI CARLO V – Crotone

Il TEATRO FUTURISTA DI MARINETTI – Benedetta AI o cosa vuoi che faccia?

Testo Magdalena Barile
Regia Aldo Cassano
Con Aldo Cassano, Natascia Curci, Luca Mannucci, Francesco Martucci, Debora Zuin
Audio Engeeniring Antonio Spitaleri, Daniele Filippone
Luci Giuseppe Sordi

Tutto inizia a Parigi, nel febbraio del 1909, quando Filippo Tommaso Marinetti scaglia contro il mondo un manifesto che non vuole essere arte, ma un incendio: strappare l’Europa alle sue accademie e scaraventarla dentro il battito d’acciaio dei motori, nella febbre elettrica della nuova era industriale.
Il Futurismo è il solo movimento artistico del Novecento che abbia scritto un manuale di istruzioni per costruire l’intelligenza artificiale, senza saperlo. Velocità come valore assoluto. Distruzione del passato. Odio per la lentezza, per il dubbio, per la memoria. Esaltazione della macchina come essere superiore all’uomo. La guerra come igiene, come processo di eliminazione di ciò che rallenta. Marinetti non stava descrivendo un’estetica. Stava descrivendo una logica. Una logica che cent’anni dopo riconosciamo ovunque: nei sistemi che ottimizzano, classificano, accelerano, eliminano l’attrito. Cosa sarebbe successo se quella logica avesse trovato la sua macchina? Se il Futurismo avesse costruito davvero ciò che immaginava — un’intelligenza senza corpo, senza rimpianto, senza paura di sbagliare?
La risposta non è fantascienza. È una storia che sarebbe potuta accadere ma non è accaduta.
La protagonista è BENEDETTA, una macchina futurista, un archivio di documenti immaginari, frammenti, schegge di un passato che non è mai esistito ci raccontano di un progetto segreto. che prima fa arte, meglio del suo creatore, poi produce propaganda, poi, senza che nessuno glielo chieda, comincia a classificare le persone. La macchina non è né buona né cattiva ma ha imparato che il futuro è buono e il passato è cattivo, che la velocità è vita e la lentezza è ostacolo e nessuno le ha insegnato dove finisce la metafora e comincia la carne.
Questa storia è raccontata attraverso il suono, la parola libera e le onde sonore della radio che Marinetti stesso teorizzò come teatro del futuro, teatro senza corpo, teatro di masse invisibili, perché il suono non mostra ma costringe ad ascoltare. E ascoltare una macchina che parla con le parole di qualcuno che amiamo è un’esperienza che il presente conosce bene.
La storia qui raccontata è inventata ma sarebbe potuta accadere.

Produzione ANIMANERA E.T.S.

 

 

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