Lettura: 24 Agosto 2026 Festival OPERAESTATE – Bassano del Grappa
Debutto:
14-15 Gennaio 2027 TEATRO FONTANA – Milano
29 Gennaio 2027 TEATRO Giuditta PASTA – Saronno (VA)
San Sebastiano, con la sua pelle diafana, i muscoli giovanili e le frecce che gli crivellano il corpo, è entrato nei secoli a far parte dell’immaginario pop, uscendo quasi dalla sfera del cattolicesimo per andare spesso ad associarsi con l’estetica variegata del mondo gay. Ed è proprio questo passaggio che questo progetto intende interrogare, attraverso il racconto della sua storia, della sua agiografia, quella di una rivelazione e di un’accettazione. In scena, due attori rappresentano, un po’ come nei misteri del medioevo – ma in una chiave decisamente più attuale – la storia di un santo d’oggi. Perché Sebastiano è, dopo tutto, un personaggio estremamente contemporaneo che ci mette di fronte alla difficoltà di accettare la propria identità, in un mondo che ci vuole sempre meno diverse e diversi. Ed è forse questo il Miracolo.
È bizzarro, tutto sommato, che un santo cattolico, venerato sin dal VIIe secolo come protettore dalla peste, sia diventato un’icona dell’estetica gay. Eppure ci sono nell’agiografia del santo e soprattutto nelle sue rappresentazioni iconografiche strane corrispondenze con l’esperienza degli uomini omosessuali e, più generalmente, delle persone che vivono fuori dalle norme societali. Viene in mente, ovviamente, il corpo statuario che ricorda la cura che – tradizionalmente o comunque nella cultura di massa – la comunità gay accorda all’estetica del fisico. Ma questa rappresentazione efebica del santo, questo vigore, questa salute, dipendono dal suo ruolo protettivo durante le epidemie di peste, come contrappunto apotropaico alla morte e alla malattia. Come non vederci strane assonanze con la dolorosa epidemia che, a partire dagli anni 80, ha colpito la comunità gay per poi diffondersi alla società intera? Ci sono poi quelle frecce, conficcate in un corpo sessualizzato all’estremo, il cui dolore sembra squisito, penetrato fino alla morte – alla piccola morte. Ma sono anche le stimmate visibili del martirio, i segni indelebili della separazione del santo dal mondo, gli sguardi altrui che affondano nella carne. Anche qui il paragone con l’esperienza omosessuale è particolarmente forte in quanto l’individuo omosessuale si chiede perennemente se la sua identità verrà vista, percepita dal mondo e se per quello verrà escluso dalla società. Infine c’è un episodio forte ma spesso omesso nel racconto del martirio di Sebastiano. Dopo la sua morte, il suo corpo viene trascinato nella cloaca maxima di Roma ed abbandonato lì. Sarà poi una matrona romana, a raccogliere le sue spoglie, a pulire il suo cadavere per dargli una degna sepoltura. C’è in questa solidarietà e in questa compassione elementare un aspetto commovente che apre la percezione di questa storia ad una dimensione contemporanea ed ottimista, profondamente consolatoria.
Credits
Testo Matthieu Pastore
Regia Aldo Cassano
Con Giuseppe Affinito e Matthieu Pastore
Sound design Antonio Spitaleri
Aiuto regia Natascia Curci
Scene Aldo Cassano e Lucia Lapolla
Costumi Lucia Lapolla
Luci Giuseppe Sordi
