Krapp’s Last Post
– Mario Bianchi
La compagnia Animanera si è affidata ancora con successo a Magdalena Barile per una scanzonata biopic story sulla scrittrice e poetessa Anais Nin. In “Rosa Conchiglia – Anais Nin e i giorni del porno”, Debora Zuin ci mostra con abilità interpretativa la disinibita ed eccentrica scrittrice a New York nel 1940, appena scappata da Parigi e dalla guerra, che cerca, adattandosi a comporre racconti erotici, faticosamente, di radicarsi nella nuova realtà a contatto con un gruppo di squattrinati intellettuali.
Paneacquaculture
– Chiara Amato
Nella seconda giornata debutta Animanera con Rosa Conchiglia – Anaïs Nin e i giorni del porno, vincitore del Bando NEXT 2025 di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, con Debora Zuin. Il testo è incentrato sulla scrittrice Anaïs Nin, figura controversa della letteratura statunitense novecentesca. Il monologo è tutto ambientato nel suo apparta-mento: arredi di figure geometriche e colori vivaci riempiono lo spazio del palco (sceno-grafia di Aldo Cassano e Lucia Lapolla), e si sente un forte richiamo al panorama surrea-lista, dove il senso logico ordinario, il sogno e la veglia sono mischiati e i contorni del rea-le poco nitidi. Anche i costumi, sempre firmati da Lapolla, rimandano all’assurdo e all’erotismo di questa artista: gli occhialoni con la vestaglia, piume, l’abito rosa conclusivo – e l’utilizzo scenico che ne viene fatto -, guanti in lattice. La protagonista entra in scena in vestaglia e si stende per raccontare, in maniera confusa, un sogno erotico fatto di viaggi lontani con due uomini. I suoi pensieri sulle difficoltà economiche, condivise con gli artisti di cui si circonda, vengono inframmezzati da telefonate con Henry (ovviamente Miller). Le pantofole decorate da conchiglia diventano cornetta del telefono e poi di nuovo scarpe con tale naturalezza che il pubblico si fa trascinare da questo sogno e lo vede realtà, ride ed empatizza con la donna. Anaïs afferma “I sogni sono l’unica cosa capace di espandere il significato delle cose” ed esprime tutto quello che questo racconto vuole trasmettere. Siamo a New York nel 1940: lei è scappata da Parigi e dalla guerra e vorreb-be ritrovare le sue memorie scritte nei diari e pubblicarle. Pensa a quei bambini “rotti” dal-la guerra e che nessun Freud riparerà. Accade poi un colpo di scena quando un editore le commissiona racconti erotici: inizia allora a immaginare un linguaggio adatto che pos-sa intrigare il pubblico di massa per descrivere – per esempio – penetrazioni irruente e personaggi dall’etica discutibile. Sul finale arriva il successo: non è possibile distinguere se sia solo un sogno o già realtà, l’interpretazione gioca sempre al limite tra il desiderio e il reale. Il suo non volere essere ricordata solo per i racconti erotici si scontra d’altro canto con la fame di voler diffondere la sua poetica surrealista in qualsiasi modo. Zuin si infila parzialmente un abito rosa che prima la ingloba come una conchiglia e poi si chiude co-me una grande vagina rosa intorno al suo corpo. Un monologo intriso di sensualità, non-sense e ironia di una donna e artista dalla vita controversa: ci si emoziona e si ride, tanto. Una verve comica e un pizzico di follia contraddistinguono la protagonista e in questo la performance di Zuin è calibrata e consapevole: c’è sintonia tra quello che avviene in scena e l’immagine che si può avere oggi del personaggio storico di Anaïs Nin.
La compagnia Animanera si è affidata ancora con successo a Magdalena Barile per una scanzonata biopic story sulla scrittrice e poetessa Anais Nin.
In “Rosa Conchiglia – Anais Nin e i giorni del porno”, Debora Zuin ci mostra con abilità interpretativa la disinibita ed eccentrica scrittrice a New York nel 1940, appena scappata da Parigi e dalla guerra, che cerca, adattandosi a comporre racconti erotici, faticosamente, di radicarsi nella nuova realtà a contatto con un gruppo di squattrinati intellettuali.