Tutta la gallery

Vincitore Bando NEXT 2024/25 Regione Lombardia e Fondazione Cariplo

Debutto giugno 2025 PARIGI c/o Istituto Italiano di Cultura

Schiavo d’amore è un “body horror” che affonda le mani nel desiderio e nelle disuguaglianze sociali dell’Occidente. Un viaggio viscerale tra erotismo, potere e metamorfosi, dove l’amore non salva, ma rivela.

Al centro della scena, due personaggi in continua trasformazione: Betty, donna migrante e badante, portatrice di una memoria fatta di povertà e resistenza. Leopoldo, uomo bianco, privilegiato, che cerca la felicità nel dolore e nell’umiliazione.

Il loro incontro nasce da un contratto economico e si trasforma in un patto erotico ed esistenziale. Dopo la morte del padre di Leopoldo, Betty non è più solo una lavoratrice: diventa la sua “padrona”. Inizia così una relazione rovesciata, feroce, disperata, che mette a nudo le contraddizioni del mondo “civilizzato”.

La coppia parte per la casa d’infanzia di Betty, dove la madre giace malata. In quel luogo carico di memoria, i corpi iniziano a mutare. La pelle si fa specchio, il dolore diventa linguaggio, l’amore si trasforma in rivolta.

Schiavo d’amore utilizza l’iperbole, la deformazione, il grottesco per raccontare ciò che non può essere detto. È un invito a ripensare le relazioni, a immaginare parentele che sfuggono alla logica del sangue e del denaro. Lo spettacolo decostruisce le forme canoniche dell’intimità, interrogando e sovvertendo le strutture affettive modellate da dispositivi patriarcali e logiche capitalistiche. In opposizione alla genealogia e alla mercificazione dei legami, propone una possibilità di parentela elettiva.

Ispirato alle opere di Leopold von Sacher-Masoch (1836-1895), padre del masochismo letterario, lo spettacolo interroga il piacere, la sottomissione e la possibilità di un amore che si fa abisso./p>

Credits

Testo Magdalena Barile
Regia Aldo Cassano
Con Natascia Curci e Miltun Dapcevic

Sound designer Antonio Spitaleri
Costumi Lucia Lapolla
Luci Giuseppe Sordi
Scenografia Nani Waltz

Organizzazione Vanessa Radrizzani

Si ringrazia Antonio Calbi e Istituto Italiano di Cultura Parigi
Sostenuto da Comune di Milano Cultura

La Repubblica.it TI AMO DA MORIRE by Anna Bandettini - 03.10.2025 Qual è la differenza tra amore e persecuzione, tra libertà e possessione? La storia scritta da Magdalena Barile, Schiavo d’amore, che ha aperto nei giorni scorsi la ricca stagione del Teatro della Cooperativa di Milano, è una sorta di fantasia sulle relazioni affettive, declinata proprio attraverso questi temi e queste domande, con un risultato che non è né consolatorio, né rassicurante. E’ la storia di Leopoldo e Betty: lei è una badante straniera, senza radici, inquieta, ma molto efficiente. Lui è un uomo solitario, isolato, uno borderline, che poco a poco rivela irregolarità, anomalie, stranezze. Lui comincia a chiedere a lei prestazioni particolari, lei non si tira indietro. Lei sembra la vittima predestinata, lui il carnefice, ma poco a poco la situazione si ribalta in un ambiguo rituale di dinamiche sadomaso sempre più estreme. E quella che sembra una tresca domestica diventa poco a poco un rituale dell’orrore. Il testo di Magdalena Barile è bello: ben scritto e ben costruito , capace di spiazzare, e soprattutto disegna personaggi perduti ma a modo loro innocenti, ciascuno preda dei fantasmi del proprio passato ma pure capaci di presentare se stessi in uno stato di grazia. Semmai nello schema del genere ‘gotico’, dove intrecci diventano abusi, e desideri incubi, si aggiunge molta carne al fuoco, forse anche troppa: le migrazioni, gli stranieri, il traffico di organi, il sadomasochismo, la droga, il femminismo, il bodyshaming… anche se alla fine quello che corrompe i due personaggi è solo la propria natura. Molto buona anche la regia di Aldo Cassano che fa interagire con fantasia la fisicità dei due bravi interpreti, Natascia Curci e Milutin Dapcevic, che sanno suscitare simpatia e repellenza, pietà e distacco. Un’operazione riuscita, che meriterebbe di girare . La produzione è di Animanera.

by Tommaso Chimenti NEXT: le pillole delle produzioni lombarde del 2025 Ed eccoci al primo dei tre migliori venti minuti visti nella due giorni meneghina: i vincitori morali. Possiamo dire che gli Animanera, dopo tanto teatro verità, fanno teatro nell’accezione più alta del termine: ci sono degli attori, un testo, una scena usata e sfruttata e poi ironia e sarcasmo bilanciate con la profondità di un ragionamento, il tutto con quella fiction che rende la pratica del teatro ancora più pervicace e introiettante, invasiva e corrosiva. Il torsolo degli Animanera, lo dice il nome ma la loro coerenza negli anni è encomiabile, è quel gusto dark, di nebulosa e nebbia ambigua, una cupezza tra Depeche Mode e Cure, quell’abisso ogni volta sfiorato ed evocato, quel trash che crea empatia, quell’horror che sfocia nel grottesco e che perdoni sempre. Con Schiavo d’amore (prod. Animanera E.T.S., testo di Magdalena Barile, regia di Aldo Cassano, con Natascia Curci e Milutin Dapcevic), ispirato all’opera di Sacher Masoch, ci portano dentro le influenze, il bordeline, tutto il kitsch, quel gusto per l’orrido, quella violenza psicologica che ci attrae e ci respinge, dalla quale siamo affascinati e allo stesso tempo impauriti perché è lì che perdiamo i nostri punti di riferimenti borghesi. Gli Animanera mettono in scena le pulsioni più nascoste di ognuno di noi pallidi individui che rispettano le regole e la logica, sono il latex, sono la cerniera, sono l’indicibile, sono la penombra, mai il buio. Una badante e il figlio della signora invalida (Dapcevic è un raggiante, conturbante e radioso mix tra Tommaso Ragno, Owen Wilson e il biondo dei poliziotti californiani in motocicletta, i Chips) si scambiano i ruoli tra carnefice e vittima, tra paure che diventano piacere, pudicizie che si traslano in godimenti. Padrone e schiavo, i maltrattamenti, il caos, le umiliazioni chieste, pregate, volute, le quattro zampe, il sadomasochismo, le sculacciate, i tacchi a spillo, la sofferenza, il transfert psicoanalitico, il tutto contribuisce ad un sapore dannunziano, ad un’eccitazione sotterranea che tracima fino alla platea. Interessante e divertente. Altro che le 50 sfumature. Cosa chiedere di più? Curiosi di vederlo nella sua versione compiuta.

Share